La tristezza è una misteriosa signora dai capelli corvini e indossa un lungo cappotto nero.

Ricordo la prima volta che la incontrai, nel bagno di un ristorante: alzai lo sguardo e lei era lì, riflessa in quello specchio.

Non la riconobbi subito. 

All’inizio pensai: chi è questa signora vestita di nero, che si ferma a guardarmi?

I suoi occhi profondi celavano la malinconia di un animo irrequieto; la sua schiena ricurva si piegava sotto il peso della stanchezza; i suoi silenzi urlavano il dolore dei ricordi che portava nel cuore.

Distolsi rapidamente lo sguardo e mi convinsi di avere bevuto troppo, ma il giorno dopo, quando alzai gli occhi, ritrovai l’anziana signora dai capelli corvini, che mi osservava dallo specchio di casa mia.

Timidamente le chiesi in un sussurro: “Mi scusi, ci conosciamo?”

Lei mi guardò incredula e rispose: “Oh sì, meglio di quanto credi. Guardami bene, alla luce del sole…”

Aprii l finestra e tornai allo specchio.

I lineamenti dell’anziana signora stavano cambiando: la schiena si raddrizzò, i capelli si accorciarono e assunsero un intenso color castagna.

Gli occhi, però, rimasero tristi.

Solo allora mi riconobbi.

Non avevo mai avuto tempo di guardarmi allo specchio.

“Sono così infelice?” le chiesi.

E lei rispose: “La tristezza sarà solo di passaggio, se lo vorrai. Sorridi.”

Guardai il mio riflesso e accennai un sorriso. Cosa sarebbe mai potuto cambiare?

Improvvisamente quegli occhi tristi seguirono la linea disegnata dalla bocca e iniziarono a sorridere. Quanto brillavano!

La donna allo specchio era completamente diversa: decisi che da quello giorno sarebbe stato quello il riflesso che avrei voluto vedere, guardandomi allo specchio.

E improvvisamente la misteriosa signora scomparve nel suo cappotto nero.

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