Ecco la mia personale lista di serie tv Netflix da vedere in viaggio (e non solo)

Le serie tv Netflix da guardare in viaggio

 

Durante i viaggi, specialmente quelli in aereo, il tempo per recuperare tutte quelle puntate che avevamo lasciato indietro non manca ed è sicuramente un ottimo modo per viaggiare senza biglietto!

L’ordine di questa lista non è realmente un ordine di preferenza perché sono serie tv molto diverse tra loro, che mi sono piaciute per motivi differenti e mi sento di consigliare secondo il mio gusto personale.

Pronti? Vi aggiungo anche i trailer delle prime stagioni per farvi un’idea…

1. La Casa di Carta

 

In questo momento non potevo che iniziare da La Casa di Carta, una delle serie tv Netflix più viste di questo periodo, che si presenta come un mix di più generi: dal crime al thriller al drama.

La Casa di Carta (titolo originale La Casa de Papel) è stata la prima serie spagnola a vincere, nel 2018, l’International Emmy Awards come migliore serie tv. 

La storia racconta l’ideazione e la realizzazione di una rapina estremamente ambiziosa e pianificata nei minimi dettagli: rubare 2 miliardi e 400 milioni di euro dalla sede della Zecca di Stato a Madrid. L’ideatore del colpo è un sedicente Professore, Sergio Marquina, che arruola otto persone, tutti con precedenti penali, competenze specifiche e, ovviamente,  nulla da perdere. 

A ciascun elemento della banda viene assegnato il nome di una città per nascondere la propria identità ed evitare l’instaurazione di legami personali che potrebbero fare fallire il piano: Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio,  Oslo, Helsinki e Denver. 

Oltre a questo vincolo il Professore impone il rispetto per le persone, che si concretizza con il rifiuto di qualsiasi tipo di violenza. In questo modo la banda diventa in realtà rivelatrice del marcio legato alle banche e alla politica, ottenendo il favore del popolo.

La canzone Bella Ciao diventa la colonna sonora incalzante della prima serie, come protagonista della rapina, rappresentando una forma di ribellione nei confronti del sistema e, allo stesso tempo, un ideale di libertà, evasione e resistenza.

I componenti della squadra, inoltre, dovranno agire vestiti di rosso, con delle maschere del pittore Salvador Dali sul viso, noto per la sua irriverenza creativa, così da non farsi riconoscere dalla polizia. 

Dopo cinque mesi di preparazione in una casa di campagna nei pressi di Toledo, il piano ha inizio e tutto sembra andare per il meglio, ma ne La Casa di Carta nulla è come sembra e gli eventi coinvolgeranno le vite di tutti, portando a risvolti totalmente inaspettati, che daranno vita alle stagioni successive.

Per me comunque il primo colpo, che coinvolge la prima e la seconda stagione, rimane senza dubbio il più riuscito…

2. Stranger Things

 

Solitamente non amo il genere fantascientifico, ma questa serie mi ha conquistata fin da subito con il suo ritmo incalzante, che ti porta a guardare una puntata dietro l’altra per sapere come va a finire. 

L’incredibile successo di Stranger Things è decretato, oltre che dalla storia e dai piccoli bravissimi attori, dall’ambientazione, che ci riporta alla cultura pop anni ‘80 con un chiaro riferimento a Stephen King e Steven Spielberg. 

Non mancano infatti misteri da svelare, mostri provenienti da mondi paralleli e inaspettati colpi di scena. 

Tutto inizia con la scomparsa di un ragazzo, Will Byers, che coincide con l’arrivo di una ragazzina dai poteri telecinetici, fuggita da un laboratorio segreto in cui il padre conduceva esperimenti su di lei…

Se non lo avete visto un po’ vi invidio, la prima volta non si scorda mai. Non aggiungo altro perché non voglio spoilerarvi troppo…

 

3. Vikings

 

Passiamo ora ad una serie tv Netflix di genere storico, tra le mie preferite. Ispirata a fatti realmente accaduti e, in particolare, alle epiche esplorazioni e incursioni dei normanni della Scandinavia dell’Alto Medioevo. 

La serie è ambientata a Kattegat, all’inizio dell’era vichinga ed è stata girata in Irlanda. Il cast di Vikings è molto ampio e i personaggi a cui affezionarsi non mancano… e sono anche un gran bel vedere per noi donne! 

Senza alcun dubbio, il protagonista assoluto è il leggendario guerriero Ragnar Lothbrok, seguito dalla moglie Lagertha, la più famosa e coraggiosa shildmaiden del Nord.

La storia narra le gesta di questi personaggi e dei figli di Ragnar, ma al loro fianco si muovono personalità non meno importanti, come il costruttore di barche Floki; Rollo, il fratello di Ragnar, il monaco Athelstan e molti altri. Ognuno con la propria storia, la propria cultura e i propri sogni celati nel profondo, che li porteranno ad interagire con altre personalità storiche realmente esistite, come ad esempio il perfido re Aelle.

Se di primo acchito questa serie tv può sembrare una semplice storia di un gruppo di vichinghi che vuole razziare e conquistare, andando avanti questa prospettiva passa in secondo piano, lasciando spazio ad un ritratto storico che vede l’incontro di due culture completamente differenti e la curiosità che si genera l’una verso l’altra.

In questo senso Ragnar rappresenta colui che più di tutti è impaziente di viaggiare per scoprire nuove terre, spinto da un’inesauribile sete di conoscenza, e dimostrerà di essere il personaggio più versatile, affascinato dal mondo civilizzato e dal cristianesimo, a tal punto da proteggere e fare entrare nella sua vita un monaco inglese, con cui instaurerà una delle amicizie più controverse e amate della serie.

 

4. Le Regole del Delitto Perfetto

 

Tra le serie tv Netflix da vedere in quarantena metto ad occhi chiusi “Le regole del delitto perfetto”. Si tratta di un thriller giudiziario davvero incalzante, che segue la vita di Annalise Keating, un carismatico avvocato penalista di Filadelfia, nonché stimata professoressa di diritto penale. 

La donna è per deformazione professionale sempre schierata dalla parte dei peggiori criminali, o così sembra, e il suo successo è dovuto al fatto che difende i suoi assistiti, nel bene e nel male, senza fermarsi davanti a nulla. 

Per offrire un’esperienza sul campo, e contemporaneamente sfruttare le abilità dei migliori aspiranti avvocati del paese, la professoressa Keating sceglie ogni anno cinque fra i suoi più promettenti studenti per assisterla nei suoi casi. 

Il gruppo di giovani prescelti, i “KeatingFive”, è composto da personaggi dai caratteri diversi, ma tutti molto competitivi: il visionario e tormentato Wes Gibbins; l’ambiziosa e preparatissima Michaela Pratt, l’ambiguo ed arrivista Connor Walsh; l’esilarante e irriverente Asher Millstone ed infine la brillante Laurel Castillo.

In ogni episodio, la “squadra” di Annalise sarà chiamata a preparare la difesa di un imputato e le vite di tutti finiranno con l’intrecciarsi all’inverosimile in un crimine misterioso ed efferato, che li vedrà tutti colpevoli.

Creata da Peter Nowalk e prodotta da Shonda Rhimes, la creatrice di Grey’s Anatomy, Le regole del delitto perfetto è una serie veramente ben realizzata e nel cast troverete molti volti noti, a partire dalla protagonista assoluta: Viola Davis, che con la serie ha vinto l’Emmy come migliore attrice in una serie drammatica. Per me, più che meritato!

 

5. Mad Men

Mad Men è un grande classico per tutti gli amanti del mondo pubblicitario e anche io non potevo certo fare eccezione, ma ha conquistato in realtà tantissime persone. La serie ha vinto ben 16 Emmy e 5 Golden Globe, mica per niente, e viene considerata incredibilmente attuale ancora oggi nella sua eleganza retrò.

Siamo nella New York degli anni ‘60, gli anni del consumismo più sfrenato, in cui i pubblicitari fanno a gara su chi si accaparra il cliente più grosso, chi ha l’idea vincente, chi riesce a soddisfare i desideri delle folle. Tutto questo, sempre con un bicchiere di whiskey in mano, ovviamente.

La serie tv racconta le vicende dell’affascinante Don Draper, pubblicitario di spicco dell’agenzia Sterling Cooper, disposto a tutto pur di vendere, e dei creativi più richiesti della città, tanto cinici quanto sfacciati.

Tra di loro spicca però anche la storia di una donna, Peggy Olson, che, da segretaria, riuscirà a fare strada e a diventare una stimata copywriter dell’agenzia, rappresentando la volontà femminile di emancipazione degli anni Sessanta, con tutte le sue contraddizioni.

Senza dubbio, infatti, i protagonisti restano gli “uomini matti”, come ci suggerisce il titolo, un gioco di parole tra il significato vero e proprio e il luogo dove sorgevano le grandi agenzie pubblicitarie di New York, Madison Avenue. 

Questi uomini sono spietati venditori di fumo, ma anche alcune menti tra le più creative del periodo, capaci di disegnare un’idea di felicità che ancora oggi è in grado di orientare il mercato e influenzare la nostra cultura.

“La pubblicità si basa su un’unica cosa: la felicità. E sapete cos’è la felicità? La felicità è una macchina nuova, è liberarsi dalla paura, è un cartellone pubblicitario che ti salta all’occhio e che ti grida a gran voce che qualunque cosa tu faccia è ben fatta, e che sei ok.”

6. Spartacus

 

Torniamo al genere storico con una serie di cui non ero molto convinta e che mi ha fatto cambiare completamente idea. Dopo un primo momento di assestamento in cui mi sono dovuta abituare ad alcune scene in cui lo splatter mi sembrava un po’ troppo esagerato, posso dire che poi non ci facevo nemmeno più caso, tanto ero coinvolta dal filo degli eventi.

Sono infatti gli intrighi e i tradimenti a fare da padroni nella storia: dalla prima all’ultima puntata assistiamo ad un’evoluzione nella trama che mantiene sempre alta l’attenzione dello spettatore e che, una volta conclusasi, appare molto più lineare di quanto si era portati a pensare. Un finale di stagione intenso e commovente, che non indora la pillola e non si dilunga oltre il necessario, ma lascia il segno.

Spartacus racconta le gesta del trace Spartaco, ridotto in schiavitù a Capua e costretto a diventare gladiatore nella scuola del lanista Batiato, con la promessa di riabbracciare un giorno la moglie Sura. Spartaco inizierà così un percorso all’interno della scuola di Batiato che sconvolgerà per sempre le vite degli stessi “padroni”, oltre che quelle di schiave e gladiatori.

Tra i personaggi “secondari”, spiccano senza dubbio i due padroni, Batiato e Lucretia, definiti tra i migliori “villain” mai apparsi in una serie tv storica; Crisso, forse l’unico personaggio che rappresenta davvero la figura del gladiatore come colui che per il proprio padrone darebbe anche la vita, e Naevia, la sua amata, che subirà un profondo cambiamento nel tempo; Enomao, l’addestratore dei gladiatori della scuola, e il suo più grande amico, Gannicus, che è anche tra i migliori gladiatori della scuola di Batiato.

La forza di Spartacus, per me, è riposta nel potere della sua storia, quella di uno schiavo che crede nei suoi ideali e vuole conquistare la libertà per lui e per quelli come lui, e nel carisma dei suoi protagonisti, che riescono emotivamente a portarci nel loro mondo spietato, ma ricco di grandi sentimenti. 

 

7. Black Mirror

 

Black Mirror è una serie antologica, ovvero ogni episodio è a sé stante e racconta una storia diversa, con i suoi personaggi e le sue ambientazioni. 

Da molti considerata geniale, oltre che tremendamente attuale: ogni storia infatti è ambientata nel futuro ma, in realtà, è ispirata al nostro mondo e ne racconta tutti gli effetti collaterali legati alle nuove tecnologie, che hanno trasformato ogni aspetto della nostra vita.

Il filo conduttore è quindi lo “specchio nero”, che sia uno schermo al plasma, un monitor o uno smartphone, in cui si riflette (o si distorce?) tutta la nostra esistenza. 

Senza dubbio da vedere, anche se dopo faticherete a prendere sonno…

 

8. The Sinner

 

Definita come “la serie che ha stravolto le regole del thriller” e con già ben due nominations per i Golden Globe, mi ha tenuta incollata allo schermo dalla prima all’ultima puntata. 

Le due stagioni sono collegate tra loro dal detective Harry Ambrose, ma non si tratta del solito detective. The Sinner non è il classico giallo con un protagonista buono (solitamente il detective appunto) e un’antagonista (l’assassino), ma le regole vengono ribaltate.

Il detective diventa un forte alleato dell’assassina, instaurando un rapporto di profonda complicità che, alla fine, porta inaspettatamente ad una giustizia più vera.

Un thriller atipico in cui però non mancano salti temporali e suspance, che vi faranno restare attaccati al televisore finché non avrete dato un senso a tutta la storia. 

 

9. You

Rimaniamo sui thriller psicologici: la serie tv “You”, tratta dall’omonimo best-seller di Caroline Kepnes, ci racconta la storia di Joe, un libraio che si innamora perdutamente di un’aspirante scrittrice.

Fin qui tutto bene e Joe appare come il fidanzato perfetto, ma in realtà nasconde tormenti legati al suo passato. L’amore diventa presto ossessione e Joe si trasforma in uno stalker molto pericoloso…

Questa serie mi ha alquanto inquietata, soprattutto per come ti fa entrare nella mente e nei ragionamenti di uno stalker ossessivo, e sicuramente mi ha portata a riflettere sull’importanza della nostra privacy in un tempo in cui tutto è sotto gli occhi di tutti…

10. Atypical

 

Cambiamo un po’ genere e andiamo su una bella serie tv comedy per tirarci su di morale. Dopo essermi riguardata tutto Friends, mi avevano parlato molto bene di questa serie e devo dire che è stata proprio una piacevole e inaspettata scoperta.

Adatta a chi cerca una serie tv Netflix leggera e divertente, ma non stupida e demenziale, da divorare durante i pasti perché le puntate non durano molto e scorrono veloci. 

Il protagonista di Atypical è Sam, un adolescente con la sindrome di Asperger (un disturbo dello sviluppo), che decide di reclamare la propria indipendenza e inizia un percorso emozionante ed esilarante allo stesso tempo, che lo porterà alla scoperta di se stesso. 

Impossibile non affezionarsi anche a tutti gli altri personaggi e alle storie che ruotano attorno a Sam. In poco tempo vi ritroverete parte del suo mondo e, oltre a qualche risata, vi farà anche riflettere su molti aspetti della vita, affrontando l’autismo con realismo e leggerezza, uscendo fuori dai soliti stereotipi. 

Più di una volta ammetto che mi ha anche fatto scendere una lacrima e mi ha portata a chiedermi: “che cos’è davvero la normalità?”

 

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